manifesto per un design dell'essenziale
(il manifesto first things first rinnovato e tradotto in Italiano)
Aggiungi il tuo nome alla lista di sostenitori!
Comment Box is loading comments...

Noi sottoscritti siamo progettisti grafici, direttori artistici, lavoratori e comunicatori visivi, cresciuti in un mondo in cui l’apparato pubblicitario e le sue tecniche ci sono stati insistentemente presentati come l’uso più remunerativo, più efficiente e desiderabile dei nostri talenti. Molti professori ed esperti del settore promuovono e diffondono questa fede che è premiata dal mercato e divulgata da una marea di libri e pubblicazioni.

Spinti in questa direzione, i grafici usano le loro abilità ed immaginazione per: vendere cibo per gatti, designer-caffe, diamanti, detersivi, gel per capelli, sigarette, carte di credito, scarpe da tennis, tonificatori, birra leggera e fuori-strada. Il lavoro commerciale è sempre stato redditizio e molti grafici finiscono per fare unicamente pubblicità. È così che il lavoro commerciale è diventato il modo in cui il mondo vede il nostro lavoro. Consumiamo tempo ed energia nell’inventare la domanda di cose che sono inessenziali nel migliore dei casi.

Per molti tra di noi non sta bene questa visione del design. I progettisti che dedicano i loro sforzi soprattutto alla pubblicità, il marketing, e lo sviluppo di marche stanno sostenendo ed implicitamente appoggiando un ambiente mentale così saturo di messaggi pubblicitari che sta cambiando il modo in cui il cittadino-consumatore parla, sente, risponde ed interagisce. In parte stiamo tutti partecipando alla stesura di un codice per la creazione di un discorso pubblico del tutto riduttivo e smisuratamente nocivo.

Esistono iniziative e attività più degne delle nostre abilità e del nostro talento nel risolvere problemi. Crisi ambientali, sociali e culturali senza precedenti richiedono la nostra attenzione. Molti interventi culturali, campagne di marketing sociali, libri, riviste, mostre, attrezzi educativi, programmi televisivi, cinema ed altri progetti di design-informativo richiedono urgentemente la nostra attenzione ed aiuto.

Proponiamo un’inversione delle priorità a favore di altre forme più utili, più durevoli e più democratiche di comunicazione - un mind-shift che si allontana dal marketing di prodotti, verso l’esplorazione e la produzione di nuovi generi di significato. Il dibattito si restringe; dobbiamo espanderlo. Il consumismo regna incontestato; deve essere sfidato da altre modalità e altre ottiche, espresse, in parte, attraverso le lingue e le risorse visive del design.

Nel 1964, 22 progettisti hanno firmato l’appello originale che le nostre abilità fossero messe a disposizione di una causa più utile. Nel 2000 altri 33 professionisti internazionali hanno rinnovato questo appello. Con l’espansione esplosiva della cultura commerciale globale, il loro messaggio è divenuto soltanto più urgente, specialmente in Italia dove la commercialità nel nostro lavoro è molto più diffusa.

Oggi rinnoviamo il loro manifesto in Italia nell’aspettativa che non passerà un altro decennio prima che il suo messaggio sia preso veramente a cuore.



leggi qui
il manifesto originale del 1964

leggi qui Il manifesto rinnovato del 2000